GABRIELE MUSCOLINO

Sono antico. Cerco il passato, dentro e fuori di me. Ho un teatro di musica e pagliaccetti nella testa. Un padiglione di fantasmagorie variopinte senza biglietto d’ingresso. Sono un animista, che confonde animali, piante e uomini, organico e inorganico. Soprattutto amo le storie delle persone. Racconto quelle sbagliate, annidate ai margini. Quelle già perse e quelle che stanno per. I matti, i bizzarri, i sinceri. Gli innamorati e gli straccioni. Quelli senza meriti e per mero colpo di fortuna, quelli fuori tono. Mi piacciono le civiltà contadine, quel poco che ne resta, con un mio coté vagamente “da archeologo” (ho scritto sulla musica della montagna veneta). Mi attirano le linee cadette. Le parabole interrotte. L’arte maledetta.

Quel che suono nasce dai cantautori italiani e dalle diverse musiche e musicisti popolari che ho conosciuto. Ho imparato traducendo i grandi, Georges Brassens, Mike Scott, Bertolt Brecht. Sono un ex-garzone nella bottega delle canzoni. E ora ho la mia, sotto l’insegna delle dodici note. Sono un antimoderno. Un classicista. Non cerco il nuovo (che proposito stucchevole, insopportabile), ma vario la tradizione. Non mi interessano le emozioni, ma i sentimenti.


Un giorno è planato su di me, come un trapezista del circo che ti porta via, il drammaturgo tedesco Frank Wedekind con le sue canzoni. L’ho tradotto e portato in giro con grande gioia. Da qualche anno, oltre a scrivere musica, insegno letteratura in una scuola. La cosa mi è diventata necessaria come l’aria. Insegnare è inspirare, fare musica è espirare.

Ho registrato le mie canzoni negli album della band Nachtcafé (2010, 2015). Con loro ho suonato in Italia, Austria e Germania. Ho ficcato il naso nella scena teatrale, prestando le mie traduzioni di Wedekind per “Gli ultimi giorni di Frank Wedekind” di Michele Flaim (Teatro Stabile di Bolzano, 2015). Per il cinema ho collaborato con Francesco Brazzo alla colonna sonora del docufilm “Casa mia” di Debora Scaperrotta (2007). Con Martin Tourish degli irlandesi Altan ho arrangiato e prodotto l’album del cantautore Oscar McLennan (2014). Più di recente ho collaborato con Sergio Marchesini e Francesco Ganassin ad un progetto di folk immaginario strumentale. Sempre e comunque, ho fatto come l’artigiano che lavora a mano. Lentamente, seguendo l’intuizione, con piacere. 

In questi mesi, nella mia cucina musicale sto amalgamando una NUOVA RACCOLTA DI CANZONI. Ho con me degli eccellenti musicisti: il violinista Lorenzo Barzon, il violoncellista Luca Pasqual e la cantante Angelika Pedron. Registreremo con quel fonico raffinato che è Giacomo Plotegher, nel Museo d’apicoltura a Costalovara (Bolzano). L’aria è vibrante, ci vediamo nel corso di questo luminoso 2020.