GABRIELE MUSCOLINO

Sono attratto dalle cose vecchie, saporite: le civiltà passate, la natura e le sue bestie, le storie e la vita della gente contadina. Alla musica della montagna veneta ho dedicato una tesi di laurea (1999-2000), girando per le case del Comelico (alto Veneto) a registrarne i canti popolari. Qualche anno dopo, per un dottorato di ricerca mi sono immerso in un altro tema appassionante, la musica del drammaturgo tedesco Frank Wedekind. Dal 2010 insegno poi letteratura in un liceo, cosa che mi è diventata necessaria come l’aria: insegnare è inspirare, fare musica è espirare.


La musica del resto è nel dna della mia famiglia. Ma – a parte le scorribande del bambino sui tasti del pianoforte; o le avventure picaresche del ragazzo aspirante eroe della chitarra – quel che suono è nato grazie ai cantautori italiani e alle diverse musiche e ai musicisti popolari che ho conosciuto. Ho anche imparato traducendo i grandi, Georges Brassens, Mike Scott, Bertolt Brecht. Le mie canzoni le ho registrate in due album con Nachtcafé (2010, 2015), con cui abbiamo suonato in Italia, Austria e Germania. Nel frattempo ho esplorato la scena teatrale scrivendo “Enea 2009”, con Luigi Cinque (2009); e traducendo canzoni di Wedekind per “Gli ultimi giorni di Frank Wedekind” di Michele Flaim (Teatro Stabile di Bolzano, 2015). Per il cinema ho composto con Francesco Brazzo la colonna sonora del docufilm “Casa mia” di Debora Scaperrotta (2006); un altro documentario con la mia musica è “Tutti frutti” di Mauro Podini (2013). Con Martin Tourish degli Altan ho prodotto l’album del cantautore scozzese Oscar McLennan (2014). In tutte queste situazioni, ho fatto un po’ come l’artigiano che lavora a mano: lentamente, seguendo l’intuizione, per il piacere di farlo.